TRANS FREEDOM MARCH 2017 TORINO

 

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Comunicati Stampa

Comunicati stampa emessi dal Coordinamento Torino Pride
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Ddichiarazioni

                                                                                          

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La Città di Torino all’avanguardia verso le persone transessuali

In seguito degli accordi presi in occasione della Trans Freedom March del 22 novembre 2014 a Torino e del Convegno sulle prospettive di riforma della legge n. 164 del 1982 sul cambiamento di sesso del giorno successivo, 

la Città di Torino

ha introdotto per le persone transgender, dipendenti comunali, la possibilità di avere un tesserino identificativo consono al genere d'elezione.

In questo modo le persone trans che lavorano per il Comune avranno la possibilità di vivere la propria identità di genere anche sul luogo di lavoro.

"Non è solo una norma formale" commenta Christian Ballarin, responsabile di SpoT - Maurice GLBTQ, "si tratta di una novità che andrà a incidere sulla qualità della vita delle persone, non solo trans, perché un lavoratore sereno offrirà un servizio migliore".

Come già l'Università di Torino e altri atenei che hanno seguito l’esempio torinese, anche la Città, grazie agli assessori Ilda Curti e Gianguido Passoni, ha deciso di offrire uno spazio di libertà e autodeterminazione. 

“Ringraziamo per l’impegno, la tenacia e la costanza l’Assessore Ilda Curti” dichiara Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride GLBT, “che ha accompagnato questo e molti altri risultati che rendono la nostra Città sempre attenta ed inclusiva per tutte e tutti”.

Si tratta di una decisione epocale anche se legata al solo luogo di lavoro in quanto la legge italiana, ad oggi – nonostante alcune recenti sentenze lascino intravedere la possibilità che le cose possano cambiare – non permette il cambio del nome prima degli interventi chirurgici. 

 

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Anche un vagone per non dimenticare mai

Il vagone che ricorda il viaggio di Primo Levi verso Auschwitz non solo non è un baraccone ma è il simbolo di tutte le persone che a vario titolo furono deportate nel peggior incubo a cui l'umanità contemporanea abbia dovuto assistere. Riteniamo assolutamente fuori luogo ogni polemica ed ogni tentativo di sminuire il significato simbolico che attiene a quel vagone o a qualsiasi altro simbolo che ricordi ai giovani e molto spesso ai meno giovani quell'orrido tempo. Ci teniamo a ricordare che nei milioni di persone deportate ed uccise ci furono molti e molte omosessuali che grazie al famigerato "paragrafo 175" non tornarono mai più a casa. Gli omosessuali furono tra i primi ad essere internati nei campi di concentramento: nel 1933 ci furono i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. A metà degli anni Trenta la loro percentuale nei lager fu circa del 10%, poi negli anni della guerra calò enormemente. Tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive. Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60%, contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è dato dal fatto che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi. All'inizio essi furono costretti ad indossare un bracciale giallo con una "A" al centro ("Arschficker", sodomita). Successivamente venne adottato un triangolo rosa cucito all'altezza del petto. Quindi, gentile Luca Rinaldi, sovraintendente ai beni culturali, a chi dovrebbe importare se quel vagone "interferisce con l'asse prospettico della Città"? Resterà lì due settimane e ricorderà come "l'asse prospettico dell'umanità tutta" sia stato violato.

Sempre per non dimenticare, lunedì 26 gennaio alle 21.00 presso il Cecchi Pointi (via A. Cecchi 21 – Torino), il Coordinamento Torino Pride  e il  Torino Gay & Lesbian film Festival organizzano la proiezione de Il Rosa Nudo filmdedicato dalla figura del deportato francese Pierre Seel.

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Anche Torino nel Tour della Memoria 2015

Proiezione Il Rosa Nudo

di

Giovanni Coda

 Lunedì 26 Gennaio – Ore 21.00

Cecchi Point – Via Antonio Cecchi 17/21

Serata organizzata da Coordinamento Torino Pride e Torino Gay & Lesbian film Festival

in collaborazione con:

Videocommunity

Associazione Museo Nazionale del Cinema

Cecchi Point - Hub Multiculturale

Lunedì 26 gennaio alle 21.00 presso il Cecchi Pointi (via A. Cecchi 21 – Torino), per celebrare la Giornata della Memoria del giorno seguente, il Coordinamento Torino Pride  e il  Torino Gay & Lesbian film Festival organizzano la proiezione de Il Rosa Nudo, film presentato in anteprima mondiale al TGLFF 2013 e reduce dalle vittorie  di Melbourne, Columbus e Jakarta. Il film, che ha recentemente vinto il premio come miglior film al Festival di Napoli Omovies, si ispira  alla figura del deportato francese Pierre Seel vittima dell’omocausto e rappresenta un grande esempio di celebrazione della memoria di uno dei tanti eroi dimenticati del secolo scorso che, sacrificando la propria libertà e talvolta a prezzo della propria vita, hanno permesso di proseguire la battaglia per i diritti civili.

 

Il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato all’autobiografia di Pierre Seel scritta in collaborazione con Jean Le Bitoux, a sua volta uno dei più importanti attivisti per i diritti GLBT in Francia e in Europa. Questo toccante testo letterario non è stato mai tradotto in italiano. Parlare della vicenda traumatica di Seel, significa rimarcare gli orrori compiuti dai nazifascisti anche nei confronti di chi era schedato come omosessuale. Il Rosa Nudo si concentra soprattutto su un episodio doloroso e terribile che segnerà per tutta la vita l'emotività di Seel che, all'epoca dell'internamento, aveva solo diciassette anni. Deportato nel campo di Schimerck, assisterà all'atroce morte del suo compagno.

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Due mamme per un bambino: la posizione del Coordinamento Torino Pride

La notizia è di quelle che fanno la Storia. Torino e la sua Corte d’Appello si pongono nuovamente all’avanguardia su una questione di eccezionale importanza: per la prima volta in questo Paese a un neonato sono riconosciute due mamme.

Siamo felicissimi per le due mamme e crediamo che la Corte d’Appello, con presidente Silvia Daniela, relatrice Daniela Giannone e giudice Federica Lanza, abbia finalmente fissato un punto fondamentale: “l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell’esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri.” Siamo fiduciosi che la Giunta di Torino, e il Sindaco Fassino, che più di una volta ci hanno dimostrato vicinanza, non vogliano in alcun modo ricorrere contro la sentenza e che la nota stampa pubblicata oggi dalla Città di Torino dove si legge: “In margine alla richiesta di trascrizione da parte dei Servizi Anagrafici dell’atto di nascita di un bambino concepito in Spagna con la fecondazione eterologa, si precisa che il Comune ha interpellato la Prefettura ai fini di un chiarimento da parte dell’Organo di Governo. Questa richiesta è prassi nei casi in cui è necessario approfondire l’interpretazione delle norme, essendo gli Enti Locali delegati semplicemente a eseguire e applicare le norme di Stato Civile siano solo una formalità e un eccesso di zelo.

Che si trascriva e si rispettino, come sempre, le sentenze.

Restiamo ancora in attesa che questo Governo mantenga le promesse e proceda speditamente nell’approvazione delle Unioni Civili alla tedesca o che si attivi velocemente per la parificazione del diritto matrimoniale tra coppie eterosessuali e omosessuali.

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